Arte e Passione

Animati da una forte passione nata sin da quando erano bambini, i fratelli Angelo Morucci e Mario Venturini hanno dato vita ad un ambizioso progetto dal nome: MVartindesign.

Un progetto lungo che si prefigge, riuscendoci egregiamente, l’ingrato ma doveroso compito di rompere quella linea sottile ed altamente generalizzante che tende a porre su di un unico piano l’arte e il design. Certamente essere adottati, in quella che si potrebbe definire come la “terra dei motori” ha favorito l’avvicinamento di MVartindesign, a materiali che si sono poi rivelati la madre delle loro opere. Ciò che li distingue dall’essere dei semplici artisti, è ravvisabile innanzitutto nella presa in esame dai materiali da loro utilizzati: non si tratta infatti di semplici metalli ma di complesse leghe (alluminio, fibra di carbonio, corten) successivamente rese brillanti attraverso una minuziosa lucidatura effettuata con paste diamantate, conferendo così ai lavori affascinanti giochi di luce che garantiscono al fruitore una visione sempre nuova di ciò che si trova ad osservare. MVartindesign nasce innanzitutto dalla passione per la ricerca, accostata all’amore per l’arte e tutto ciò che essa rappresenta.

Per quanto difficile sia trovare una collocazione all’interno dell’attuale mercato dell’arte, MVartindesign è riuscita negli anni ad avere un buon seguito, ottenendo numerosi riconoscimenti.

 Congiunto all’universo (Le mani dell’amore) ha garantito ai due ricercatori la possibilità di lasciare la loro impronta presso la Cappella degli Scrovegni di Padova, quest’opera infatti è stata collocata nella collezione permanente nel Museo agli Eremitani (giardino delle sculture). Emerge in essa un valore emotivo palpabile, le due mani protagoniste dell’insieme rappresentano rispettivamente l’uomo e la donna portati a condividere il peso del mondo come fossero un’unica ed indistinta entità; in quest’opera troviamo dunque oltre ad una forte profondità anche un’evidente preparazione da parte dell’autore giunto alla rappresentazione del mondo come cerchio perfetto facendo così emergere un chiaro richiamo alla classicità, o più precisamente al maestro del gotico: Giotto. Il loro talento li ha portati inoltre ad ottenere un importante incarico: la realizzazione del premio TrE number one award 2010, presso la Biennale di Venezia, con l’obiettivo di valorizzare i più grandi progettisti e le forme innovative e rivoluzionarie di sviluppo. Sono stati realizzati sei esemplari dell’opera Impronta, nella quale il dinamismo futuristico dato dall’elissi si fonde con la precisione classica del cerchio, ma ciò che la rende un qualcosa di unico è certamente la base sulla quale è possibile porre la propria “impronta” conferendo così al fruitore la possibilità di lasciare un segno, non solo sull’opera ma innanzitutto nel mondo rendendo ognuno di noi importante e unico, proprio come questa meravigliosa scultura.

Il grande seguito delle loro opere non è dunque un caso, MVartindesign rappresenta infatti non soltanto l’insidiosa voce della contemporaneità ma anche lo studio e la mestizia del classicismo che caratterizza solamente artisti con un certo livello di preparazione; si può così affermare che in queste opere vengono dunque fusi i poli opposti dell’arte giungendo a risultati notevoli. Ciò che rende inoltre speciali i loro lavori è l’unicità, infatti essendo realizzati interamente a mano possono essere considerati a tutti gli effetti pezzi unici e dunque dal valore economico inestimabile. La loro peculiarità sta inoltre nello straordinario modo di affrontare temi estremamente delicati e personali, ravvisabili in gran parte delle opere ma in particolare nell’opera  Il Ciclista volante”. Un lavoro fortemente rappresentativo poiché include tutto ciò che è MVartindesign a partire dal dinamismo prettamente futuristico dato dalle ruote e dalla collocazione inclinata della bicicletta, sino alla valenza emotiva legata al destinatario di quest’opera, ovvero il padre da anni scomparso. In questo lavoro come in tanti altri il dinamismo futuristico non vien utilizzato come mero scopo figurativo, ma è sinonimo di uno stato d’animo di una linea sottile che collega il passato al futuro, in questo caso l’opera fa da tramite tra due mondi apparentemente lontani e distinti ma così vicini da sembrare un tutt’uno identificabile in questa scultura. Ed è proprio qui con la sua schiena piegata dalla fatica, che il nostro ciclista ci ricorda che cosa può fare l’arte e come sia in grado di andare oltre ad una bellezza prettamente estetica, aprendoci gli occhi verso una dimensione nuova, inesplorata, utopica ma in questo caso tangibile a tal punto da prendere forma in vere e proprie opere d’arte.

Alice Piras

Storico dell’arte

“Luci di Vita”